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Per molte persone, l’abitazione di proprietà è molto più di un semplice tetto sopra la testa: è il fulcro della vita, custodisce molti ricordi e spesso si tratta anche del più grande investimento finanziario che si sia mai fatto nella vita. Con il tempo, l’immobile per qualcuno potrebbe diventare troppo grande, ma la propensione a vendere l’amata abitazione di proprietà è generalmente bassa. La maggior parte dei proprietari e delle proprietarie di età compresa tra i 50 e i 65 anni desidera rimanere nell’abitazione di proprietà anche dopo il pensionamento.
I motivi sono molteplici, come dimostra il nostro studio sull’abitazione ideale 2025 (in francese):
Molte proprietarie e molti proprietari di abitazioni di una certa età possiedono un’abitazione di proprietà praticamente priva di debiti o hanno ammortizzato l’ipoteca a tal punto che sostengono di non poter vivere in un posto più conveniente. Allo stesso tempo, però, l’invecchiamento dell’immobile comporta sempre più oneri e costi per manutenzione e ristrutturazioni. Dato che di norma il reddito diminuisce dopo il pensionamento, il livello di sostenibilità dell’ipoteca peggiora. Anche se parlare di questo dilemma è emotivamente difficile, conviene affrontare la situazione con esperte ed esperti immobiliari. Vendere l’immobile o cederlo all’interno della famiglia sono le scelte più ovvie, ma spesso non quelle che si è disposti ad accettare senza rimpianti. Ci sono altre possibilità interessanti su cui conviene riflettere.
Se non si prende in considerazione la vendita, ma si preferisce delegare la responsabilità della manutenzione, una buona soluzione potrebbe essere quella di trasferire l’immobile ai figli, includendo però per sé il diritto di abitazione. Quest’ultimo autorizza ad abitare personalmente l’immobile o parti di esso a vita senza tuttavia esserne proprietari. I diritti di proprietà passano ai figli, che devono quindi pagare anche un’eventuale ipoteca e grandi lavori di manutenzione e ristrutturazione, riducendo così l’onere finanziario. L’immobile può essere venduto ai figli o trasferito come anticipo dell’eredità.
Se le risorse finanziarie lo consentono e l’immobile risulta idoneo, un’altra variante potrebbe essere la conversione o l’ampliamento, ad esempio integrando un appartamento annesso in una casa unifamiliare o creando una casa plurifamiliare. I lavori di ristrutturazione consentono ai proprietari di vendere l’immobile o di trasferirlo ai figli assicurandosi un diritto di abitazione per l’appartamento annesso o una parte dell’edificio. Con questa soluzione, la parte acquirente o i figli avrebbero immediatamente a disposizione una parte dell’immobile all’acquisizione della proprietà e potrebbero abitarci personalmente o cederla in locazione. Se vengono realizzati diversi appartamenti, anche ogni figlio e i proprietari originari possono acquistarne uno nella proprietà per piani. In questo modo tutti partecipano congiuntamente alla manutenzione e ai costi.
Una volta che l’argomento è sul tavolo, vale anche la pena di essere aperti all’idea di vendere l’immobile o di trasferirsi in un appartamento in affitto o di proprietà più piccolo. Si tratta spesso di una soluzione economicamente sostenibile. La preoccupazione di fronte a costi di locazione o abitativi elevati di solito si relativizza se si considera l’eventuale accumulo di costi di ristrutturazione, le minori spese accessorie e la liberazione di un patrimonio vincolato. A causa del forte aumento dei prezzi, nel giro di dieci anni molte/i proprietarie/i hanno più che raddoppiato i fondi propri investiti. Questi vengono liberati con la vendita e spesso sono sufficienti per coprire a lungo termine i costi abitativi nella terza età. Inoltre, una vendita in vita è uno strumento molto efficace per evitare dispute ereditarie tra i discendenti, poiché l’immobile viene svincolato dalla massa ereditaria. Vale quindi la pena di prendere almeno in considerazione la vendita e non escludere questa opzione a priori.